La vita nei mondi superiori
Dal libro: Il Vangelo secondo lo spiritismo – Allan Kardec

Nei mondi che hanno raggiunto un livello superiore, le condizioni di vita morale e materiale sono molto diverse da quelle dei mondi inferiori. Differiscono persino dalle condizioni proprie della Terra. Sebbene la forma del corpo sia, invariabilmente e come ovunque, quella umana, essa risulta abbellita, perfezionata e, soprattutto, purificata. Il corpo è completamente privo della materialità terrestre e, di conseguenza, non è soggetto né ai bisogni, né alle malattie, né al deterioramento derivanti dal predominio della materia. I sensi, più raffinati, hanno percezioni che la natura dei nostri organi rende ottuse. La particolare leggerezza dei corpi rende la locomozione rapida e priva di difficoltà: invece di trascinarsi faticosamente sul suolo, essi scivolano, per così dire, sulla superficie, oppure rimangono sospesi nell’atmosfera senza altro sforzo che quello della volontà, proprio come vengono raffigurati gli angeli, o come gli antichi concepivano i Mani dei Campi Elisi. Gli uomini conservano volentieri i tratti delle loro passate migrazioni e appaiono ai propri amici proprio come questi li hanno conosciuti, ma illuminati da una luce divina, trasfigurati dalle impressioni interiori, che sono sempre elevate. Anziché volti spenti, emaciati dalle sofferenze e dalle passioni, l’intelligenza e la vita irradiano quel bagliore che i pittori hanno tradotto nella diadema o nell’aureola dei santi.
La scarsa resistenza che la materia oppone agli Spiriti già molto evoluti fa sì che i corpi si sviluppino rapidamente e che l’infanzia sia breve o quasi inesistente. La vita, priva di preoccupazioni e angosce, è proporzionalmente molto più lunga che sulla Terra. In linea di principio, la longevità è relativa al grado di evoluzione dei mondi. La morte non presenta nessuno degli orrori della decomposizione e, lungi dall’essere motivo di terrore, è considerata una trasformazione felice, poiché in quei mondi non esiste alcun dubbio sul futuro. Durante la vita, poiché l’anima non è rinchiusa in una materia compatta, essa irradia e gode di una lucidità che la pone in uno stato quasi permanente di emancipazione, il che consente la libera trasmissione del pensiero.
In quei mondi felici, i rapporti tra i popoli, sempre amichevoli, non sono mai turbati dall’ambizione di asservire il vicino, né dalla guerra, che ne è la conseguenza. Lì non ci sono padroni né schiavi, né privilegiati per nascita. Solo la superiorità morale e intellettuale stabilisce la differenza di condizioni e conferisce la supremazia. L’autorità è sempre rispettata, perché viene concessa esclusivamente al merito e perché viene sempre esercitata con giustizia. L’uomo non cerca di elevarsi al di sopra di un altro uomo, ma al di sopra di se stesso, perfezionandosi. Il suo obiettivo è raggiungere la categoria degli Spiriti puri, e quel desiderio incessante non è un tormento, ma una nobile ambizione che lo spinge a studiare con ardore per arrivare a eguagliarli. Tutti i sentimenti teneri ed elevati della natura umana vi si trovano accresciuti e purificati. Gli odi, le gelosie meschine e le basse brame dell’invidia sono sconosciuti. Un legame di amore e fratellanza unisce tutti gli uomini, e i più forti aiutano i più deboli. Possiedono beni in misura maggiore o minore, a seconda di quanto hanno acquisito grazie alla loro intelligenza, ma nessuno soffre per la mancanza del necessario, perché nessuno si trova lì in un processo di espiazione. In una parola, in quei mondi il male non esiste.
Nel vostro mondo avete bisogno del male per percepire il bene; della notte, per ammirare la luce; della malattia, per apprezzare la salute. Nei mondi felici, invece, tali contrasti non sono necessari. La luce eterna, la bellezza eterna, la serenità eterna dell’anima procurano una felicità eterna, che non è turbata dalle angosce della vita materiale né dal contatto con i malvagi, ai quali lì non è consentito l’accesso. È questo ciò che lo spirito umano ha maggiore difficoltà a comprendere. È stato ingegnoso nel descrivere i tormenti dell’Inferno, ma non è mai riuscito a immaginare le gioie del Paradiso. Perché? Perché, essendo inferiore, ha subito solo pene e miserie e non ha mai intravisto le luci celesti. Può parlare solo di ciò che conosce. Tuttavia, man mano che si eleva e si purifica, il suo orizzonte si allarga e comprende il bene che ha davanti a sé, così come ha compreso il male che si è lasciato alle spalle.