Inácio Ferreira de Oliveira

Inácio Ferreira de Oliveira nacque a Uberaba il 15 aprile 1904, figlio di Jacinto Ferreira de Oliveira, ex allevatore di bestiame, e di Maria Lucas de Oliveira. Fu sposato con Aparecida Valicenti Ferreira. Laureatosi in medicina con specializzazione in psichiatria presso la Facoltà di Medicina dell’Università del Brasile, a Rio de Janeiro (oggi UFRJ), esercitò con dedizione e spirito di servizio il ruolo di Direttore Clinico del Sanatorio Spiritista di Uberaba sin dalla sua inaugurazione nel 1933.
Per altruismo accettò l’incarico, pur dichiarando di non essere spiritista ma materialista. Durante il suo primo anno di lavoro nel sanatorio, Inácio Ferreira fece ricorso esclusivamente alle risorse della medicina ufficiale per la diagnosi e il trattamento dei disturbi mentali. Si limitava a osservare e studiare le pratiche medianiche di “disobsessione” svolte dalla principale medium del sanatorio e una delle sue fondatrici, Maria Modesta Cravo, affettuosamente chiamata Dona Modesta.
Dopo un anno di osservazione e ricerca delle attività medianiche svolte nell’ospedale, il dottor Inácio riferì di essere convinto della teoria spiritista proposta per la spiegazione, diagnosi e trattamento dei disturbi mentali. Dichiarò di aderire allo spiritismo e fu probabilmente il primo medico a istituzionalizzare le idee di trattamento della malattia mentale proposte dal medico spiritista dottor Bezerra de Menezes (1831–1900).
Fino alla sua morte, il 27 settembre 1988, cercò di combinare il trattamento psichiatrico convenzionale con la terapia spiritista e le riunioni di disobsessione. Tra i libri che scrisse, sei riguardano direttamente il rapporto tra medicina e spiritismo: Hai ragione (1942), dedicato a confutare le accuse mediche secondo cui lo spiritismo sarebbe un fattore scatenante della follia; Nuove direzioni per la medicina I e II (1945–1948), in cui discute e illustra, con numerosi casi clinici, l’approccio spiritista al trattamento della malattia mentale; Spiritismo e medicina (1941), Psichiatria di fronte alla reincarnazione (1940) e Pellegrini della vita (1982). Pur lodando gli sforzi degli psichiatri nel corso degli anni, sottolineava la frustrazione nella ricerca delle cause e l’inefficacia in gran parte dei casi trattati.
Lo spiritismo, insieme ai fattori sociali e biologici, sarebbe uno strumento indispensabile affinché la psichiatria possa compiere un salto qualitativo, aiutandola a comprendere e trattare meglio i disturbi mentali. A coloro che rispondevano con ironia a questa affermazione, Ferreira ricordava che le sue osservazioni erano il risultato di notti e giorni di sacrificio e di lunghe ore di ricerca e studio. Sottolineava che provenivano da un medico consapevole delle proprie responsabilità e che aveva deciso di pubblicarle solo dopo migliaia di prove e risultati. Sosteneva che l’alto tasso di guarigioni ottenute, nonostante le risorse limitate, fosse una delle prove a favore della teoria spiritista.
Tuttavia, l’autore non negava le cause materiali; al contrario, affermava che più della metà dei pazienti inviati al sanatorio come “ossessionati” erano in realtà affetti da malattie organiche o funzionali di natura medica. Il trattamento medico-spirituale praticato nel sanatorio dal dottor Inácio Ferreira, così come le sue pubblicazioni, andarono oltre i confini del movimento spiritista brasiliano, raggiungendo la stampa, il grande pubblico e ricercatori di diversi Paesi. Sia il dottor Inácio Ferreira sia il dottor Bezerra de Menezes riportarono numerosi casi di guarigioni straordinarie ottenute attraverso la terapia spiritista.
Con la collaborazione di Dona Modesta, del generoso filantropo Abdon Alonso y Alonso e dei giovani membri dell’Unione della Gioventù Spiritista di Uberaba, il dottor Inácio Ferreira realizzò in soli due anni (1947–1949) la sua idea di costruire il “Lar Espírita”, un’istituzione destinata ad accogliere ed educare ragazze in difficoltà. Il terreno fu acquistato e donato a tale istituzione dallo stesso dottor Inácio.
Alla fine della sua vita ricevette numerosi e meritati riconoscimenti. Nel 1979 l’Associazione Medica del Minas Gerais gli conferì un riconoscimento per i suoi 50 anni di attività nella medicina. Nel 1987 la Società di Medicina e Chirurgia di Uberaba e la Facoltà di Medicina del Triângulo Mineiro lo onorarono per il lavoro svolto nella città. Inácio contribuì in modo significativo all’istituzionalizzazione delle pratiche e delle rappresentazioni proposte dallo spiritismo per la diagnosi e il trattamento dei disturbi mentali, diventando anche il principale divulgatore di tali principi sia in Brasile che all’estero.
Estratto di un’intervista concessa a Elias Barbosa nel 1970:
Come è diventato spiritista, dottor Inácio?
Poiché negli anni Trenta diversi medici si rifiutarono di assumersi la responsabilità della gestione del Sanatorio Spiritista di Uberaba — di fronte alle autorità e alla società — per il timore dei possibili danni alle loro cliniche, accettai l’incarico con determinazione e altruismo. Non conoscevo né comprendevo nulla dello spiritismo. Alla vigilia dell’inaugurazione del sanatorio, ricevetti da Maria Modesta Cravo, allora direttrice amministrativa, due libri con una dedica del dottor Bezerra de Menezes: il primo, Il Vangelo secondo lo spiritismo di Allan Kardec, e il secondo, il Codice penale brasiliano, ai quali prestai poca attenzione.
Solo un anno dopo, dopo numerose osservazioni di straordinari casi di guarigione nel sanatorio — senza il contributo della mia scienza materialista né della mia terapia — si risvegliò in me la curiosità verso quei due “codici”, il divino e l’umano. Leggendo il primo, mi imbattei in conoscenze velate dal pensiero materialista che riemersero nel mio ragionamento, come se fossero risvegliate da esperienze di vite precedenti. Esplorai le altre opere spiritiste come se si trattasse di ricordi. Risvegliato dalla lettura e dall’esperienza, cercai di osservare e comprendere più da vicino le attività di guarigione e di insegnamento dottrinale, arrendendomi infine alla meraviglia della “Terza Rivelazione” e dedicandomi anima e corpo allo studio, alla sperimentazione e ai risultati che ne derivarono, che poi divulgai attraverso articoli, conferenze e libri.