Gaetano Donizetti

Gaetano Donizetti Chi ha familiarità con la Dottrina Spiritista codificata da Allan Kardec non si stupisce affatto se qualcuno afferma che gli Spiriti, quando ritornano sulla Terra in nuovi corpi somatici, portano con sé, una volta raggiunto un certo grado evolutivo, compiti da svolgere in campo morale, religioso, letterario, artistico e scientifico. Gaetano Donizetti, ad esempio, ha scelto la missione di diffondere la musica, ma una musica che impressionasse e sensibilizzasse le creature, in modo da dominarne l'intelletto e soprattutto i sentimenti. Oggi non si ignora che la musica, come ha già osservato la scienza medica, esercita in molti casi funzioni terapeutiche. Essa influenza anche in modo efficace l'aumento della produzione lavorativa. Donizetti, quindi, ha portato la medicina sonora di cui certi popoli avevano bisogno, medicina che viene ancora utilizzata con generale gradimento e reale beneficio. Quando raggiunse l'età di decidere quale carriera intraprendere, gli fu detto di scegliere: il Foro, secondo il desiderio paterno; l'Architettura, in virtù della sua straordinaria inclinazione per il disegno, o l'arte musicale, alla quale era chiamato da una voce interiore, voce della sua Guida spirituale, voce del destino, come espresse uno dei suoi biografi.
Nonostante la sua grande ammirazione per la scienza di Vitruvio e nonostante i suoi genitori desiderassero vederlo indossare la toga, il destino, quel destino ancora così poco compreso ai nostri giorni, trionfò e Gaetano Donizetti si impose al mondo come compositore musicale! Aveva 17 anni e già scriveva sinfonie, quartetti per violini, cantate e musica sacra, con la facilità che ha sempre caratterizzato il suo talento. Al ritorno nella città natale, dopo alcuni anni di studi all'estero, Donizetti fu sorpreso dall'insistenza paterna affinché abbandonasse l'intenzione di scrivere per il teatro, per dedicarsi invece all'insegnamento, più redditizio. La sua famiglia era povera e, naturalmente, come insegnante, sarebbe stato più facile per lui guadagnare denaro per il proprio sostentamento e per aiutare le spese domestiche. Donizetti, anima vibrante, non poteva in alcun modo rimanere legato all'insegnamento; la sua immaginazione e il suo pensiero volavano molto al di sopra delle cose di routine e, per evitare di diventare insegnante, si arruolò come soldato, poiché così, durante i momenti di ozio della vita in caserma, avrebbe potuto dedicarsi più facilmente alla sua passione preferita.
Si dice, con una certa dose di verità, che Dio scrive dritto per linee storte. Con Donizetti è successo proprio questo. Nei momenti di pausa, che erano molti, scrisse «Enrico, Conte di Borgogna», la sua prima opera, e poi «Il Falegname di Livonia». Grazie al successo ottenuto dall'opera «Il Falegname di Livonia», ebbe la fortuna di incontrare persone di grande influenza che riuscirono a far esonerare Donizetti dal servizio militare e, con il loro aiuto, iniziò subito una grande attività musicale. La sua capacità di improvvisazione era sorprendente; non pensava mai a ciò che avrebbe scritto, si sedeva e si abbandonava completamente alla dea ispiratrice. La sua funzione, quindi, era quasi meccanica; si limitava, come eccellente apparato medianico che era, insieme alle conoscenze musicali che allora possedeva, si limitava, ripetiamo, a riprodurre il più fedelmente possibile le dolci e meravigliose orchestrazioni, le cui magnifiche sonorità sentiva mirabilmente dentro di sé.
Diversi erano, senza dubbio, gli autori spirituali di queste musiche, da lui presentate medianicamente, e per questo erano vari i generi delle sue composizioni, come, ad esempio, il «Septuor» e la scena delle tombe di «Lucia di Lammermoor», l'atto 49 della «Favorita» sono pagine di intensa e palpitante emozione e, ascoltandole, i nostri occhi si riempiono di lacrime. Le partiture di «Don Pasquale» e «Elixir d'Amore», invece, ci trasportano alla più franca e comunicativa allegria. Donizetti non era quindi un compositore che obbediva a una scuola. La sua scuola, se così possiamo esprimerci, era, come abbiamo già detto, quella della pura e semplice ispirazione. In queste condizioni, era destinato a trasmetterci pagine che sono magnifici esempi di vigore e indiscutibile bellezza, come «Elisabeth de Kenilworth», «Esula de Roma», «Linda de Chamounix», «Lucrécia Borgia» e altre quasi prive di valore intrinseco, quando, costretto dalle circostanze, componeva le sue partiture senza alcuna ispirazione superiore. Il fatto, tuttavia, come ha detto un critico musicale, è che Donizetti, dopo Rossini, è stato il compositore più applaudito al mondo e quello che meglio ha saputo consolare la musica europea, strappandola da quel doloroso silenzio in cui il grande Rossini l'aveva lasciata immersa dal 1829, dopo la presentazione della sua geniale opera «Guglielmo Tell».