Scusa!

Se c'è una grande sfida per l'essere umano in questo mondo, è senza dubbio il perdono. Perdonare e anche perdonare se stessi è un compito fondamentale per godere di un po' di equilibrio in questo mondo fatto di prove ed espiazioni.
Auto-perdono
In effetti, ho visto molte persone che non riescono a perdonarsi e ne soffrono. Si autolesionano, causandosi varie complicazioni, anche di natura fisica. È necessario capire che siamo Spiriti in un processo evolutivo. Commettiamo errori e ne commetteremo ancora un po’. È interessante riflettere dopo gli inciampi per non «sbattere» il dito del piede contro le stesse pietre. Ma, se dovessimo inciampare nelle stesse pietre, è necessario rialzarci e scavalcarle.
Lamentarsi non risolverà in alcun modo la situazione, anche perché l’azione compiuta o la parola pronunciata non possono essere modificate, ma possono comunque essere notate. Pertanto, perdonatevi, poiché, come insegna Lazzaro nel messaggio «Il dovere», pubblicato in Il Vangelo secondo lo Spiritismo, il primo dovere che abbiamo nella nostra vita è verso noi stessi. Quindi, se devo perdonare l’altro per liberarmi, devo, naturalmente, perdonare me stesso.
Perdonare troppo non fa bene
Si sbaglia chi pensa che il perdono sia un favore fatto all’altro. Niente di tutto ciò. È solo un atteggiamento intelligente, che mira a preservare la salute mentale, poiché nessuno riesce a condurre una vita ragionevolmente serena portando con sé il peso dei rancori nel cuore. Basta dare un semplice sguardo al mondo per constatare grandi delusioni, tristezze e difficoltà relazionali dovute al fatto che non si è praticato il perdono. Al lavoro, un collega smette di parlare con un altro perché non gli ha perdonato il suo cattivo umore in una giornata estiva. In famiglia, i fratelli smettono di parlarsi perché uno di loro ha mangiato il dolce dell’altro. Nel gruppo spiritista, una persona viene invitata ad andarsene perché il gruppo non perdona le sue continue analisi.
I casi sono infiniti. Tuttavia, si ha l’impressione che, almeno stando a quanto raccontato all’inizio di questo testo, non ci sia nulla di particolarmente grave che giustifichi uno scossone nelle relazioni. Un amico che si è recentemente separato dalla moglie si è sfogato:
– Sai, Balbo, ero stanco di perdonare, ho perdonato troppo e a un certo punto non ce la facevo più, quindi la selezione è stata inevitabile.
Gli ho detto che il problema era stato quello di aver perdonato troppo. Lui ne è rimasto sorpreso. Ma è proprio così. Le relazioni si logorano perché le persone perdonano troppo. Vivono per perdonare gli errori dell’altro. Vivono esigendo che l’altro si scusi per ogni piccolo dissidio. Non capiscono che l’altro, che sia il coniuge, un amico o un collega di lavoro, è uno Spirito in evoluzione e, prima o poi, fallirà, cederà, commetterà errori nei nostri confronti, arriverà in ritardo a un appuntamento, parlerà in modo un po’ più brusco, non ci darà l’attenzione che riteniamo di meritare.
Immaginate di passare tutta la vita a perdonare qualcuno! È molto complicato: il rapporto diventa stressante, opprimente, pesante e rende le persone infelici e amareggiate. L’ideale è condurre una vita più leggera, più serena e riservare il perdono per quelle occasioni in cui si rende davvero necessario.
Quando si dovrebbe praticare il perdono?
Il perdono va riservato agli errori gravi, alle gaffe più evidenti. Per gli errori più piccoli, per i malintesi quotidiani, lasciamo spazio alla comprensione, poiché essa è sufficiente per farci capire il livello evolutivo in cui si trova il nostro interlocutore. E a proposito di perdono, mi è venuto in mente un caso raccontato nel libro *Perlas devueltas*, pubblicato dalla casa editrice CEAC nel 2015. Chiesi a una madre, il cui figlio era stato assassinato, se avesse perdonato l’assassino, e lei rispose con queste parole indimenticabili:
– Se già senza odio nel cuore è difficile sopportare l’assenza di mio figlio, con l’odio sarebbe impossibile. Non avevo altra scelta: in questo caso il perdono era una necessità per poter andare avanti con la mia vita.
Ecco, in tutta chiarezza, l’occasione in cui si deve ricorrere al perdono.
Come si fa a perdonare?
Ebbene, credo di non aver detto nulla di nuovo. Tutti sanno cosa devono fare: perdonare. Pertanto, la questione fondamentale non è cosa fare, ma come farlo. In altre parole: come perdonare?
Nella letteratura spiritista, più precisamente in un’opera di André Luiz, psicografata da Chico Xavier, viene illustrato passo dopo passo il modo in cui dobbiamo praticare il perdono, anche perché, come ben sappiamo, non si tratta di un compito semplice. Nel 2012 sono stato invitato a tenere, nella città di Penápolis, insieme ad alcuni colleghi, un seminario sul libro *I Messaggeri*. E, studiando il libro, sono entrato in contatto con la storia di Ismália, Alfredo e Paulo. Nel capitolo intitolato «Il calunniatore» sono riportati i passi per imparare a concedere il perdono che, va sottolineato, non è un compito che si compie dall’oggi al domani, ma un lavoro costante, risoluto e di profondo interesse per la propria felicità. Riassumerò la storia e lascio al lettore il suggerimento di approfondire la lettura dell’opera citata.
Paulo aveva causato un grave torto alla coppia Ismália e Alfredo e, tormentato dai fantasmi che si era creato, si trovava in una situazione delicata nel mondo spirituale. Alfredo, pur essendo la vittima, aiutava il suo ex nemico nella vita oltre la tomba. Nel frattempo, Alfredo compì alcuni passi fino a conquistare il perdono. Esatto, perché il perdono è una conquista della mente e del cuore in sintonia con l’ideale di Cristo. Come abbiamo detto sopra, il perdono non è un favore fatto all’altro, ma una liberazione per se stessi.
Alfredo, per ottenere il perdono, ha innanzitutto compreso i propri bisogni. Come abbiamo raccontato, perdonare non è una questione di scelta, ma una necessità. In seguito si è impegnato per acquisire qualche merito e, quindi, ha interceduto a favore del suo ex aguzzino. Secondo quanto racconta André Luiz, Alfredo ha desiderato, cercato e alimentato il perdono. Insomma, non è stato facile, poiché Alfredo ha dovuto vincere se stesso, cercare e, soprattutto, alimentare il desiderio di liberarsi dai sentimenti meschini.
Alfredo si avvicinò a Paulo con l'intento di riconciliarsi, continuò ad aiutarlo spinto da un sentimento di carità; in seguito, alimentando a lungo la volontà di perdonare, giunse alla comprensione e mise a confronto le diverse situazioni. Fece un ulteriore passo avanti e provò pietà, poi iniziò a provare simpatia e, infine, trasformò l'antico risentimento in amore fraterno.
Dalla storia di Alfredo si può dedurre che il perdono attraversi diverse fasi.
In primo luogo, il bisogno di riconciliazione che l’individuo avverte, perché una vita priva di armonia è un fardello troppo pesante. Nessuno riesce a condurre un’esistenza serena dal punto di vista coscienziale, sia qui che nell’aldilà, con il cuore pieno di amarezza. Allan Kardec afferma che la natura ha dato all’uomo il bisogno di amare ed essere amato. Amare viene prima, essere amati dopo. Poi, perdonare viene prima, essere perdonati dopo. Dopodiché viene il sentimento di carità. Allan Kardec insegnò che «Fuori dalla carità non c’è salvezza», ovvero, al di fuori di questo principio fondamentale, così ben noto agli spiritisti, non c’è modo di posare la testa in pace sul cuscino. Il terzo passo utilizzato da Alfredo fu la volontà. Egli ebbe volontà e alimentò l’ideale del perdono. Mobilitò forze interne ed esterne a tal fine.
Non si può perdonare senza volontà, poiché la mancanza di volontà, per ovvie ragioni, non porta a nulla. Con la volontà, Alfredo è giunto alla comprensione.
Con la comprensione è subentrato il sentimento di pietà. Alfredo ha compreso che l’individuo, compiendo il male, violando la legge divina di giustizia, amore e carità, in realtà sta danneggiando più se stesso che gli altri. Infatti nessuno sfugge alla legge di causa ed effetto. Si può sfuggire alla legge umana, ingannare la polizia, mentire al coniuge, ma nessuno, assolutamente nessuno, sfugge al destino che si è creato da sé. Pertanto, chi compie il male è degno di pietà.
In un attimo la simpatia si impadronì del cuore di Alfredo. E poi, per suggellare con una chiave d’oro il processo di perdono, Alfredo si conquistò l’amore fraterno per Paulo.
Per perdonare è necessario lottare contro il vecchio uomo
Vale la pena sottolineare qui lo sforzo e l’impegno di Alfredo nel liberarsi dall’amarezza che avrebbe potuto tormentarlo per molti anni della sua esistenza. Si vede, quindi, che nessuno riuscirà a perdonare se non vincendo se stesso, se non lottando coraggiosamente contro il vecchio uomo. Con la consapevolezza dell’immortalità dell’anima, si intravede una vita più ampia. Poiché la morte non è la fine dell’individuo, ma esiste un proseguimento, c’è sempre modo di appianare le asperità e di rendersi conto di un torto commesso, e il perdono si presenta come l’unica opportunità per liberarsi e proseguire con maggiore serenità nella vita.
Il grande leader indiano Mahatma Gandhi diceva di non perdonare i propri detrattori perché non si sentiva offeso. Quando riusciremo a raggiungere questo stadio in cui, nonostante il male che ci è stato fatto, riusciamo a elevarci al di sopra di esso e a comprendere che il danno maggiore che causiamo a noi stessi è quello di accumulare spazzatura nel nostro cuore?
Come ha ben dimostrato Alfredo, con un po’ di impegno il perdono è possibile. Ma, sinceramente, è meglio riservare il perdono alle cose importanti.
Più sono leggeri, meglio si vive…
Quanto meno perdoniamo, quanto meno ci sentiamo offesi, tanto più serena sarà la nostra esistenza e, chissà, un giorno potremo pronunciare a voce alta e con chiarezza le parole dello Spirito più evoluto che sia mai stato tra noi:
– Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno!
Lì saremo liberi, con il cuore in festa, la coscienza serena e la certezza che l’unico male che ci danneggia è quello che commettiamo noi stessi.
Wellington Balbo