Cause attuali delle afflizioni
Dal libro: Il Vangelo secondo lo spiritismo – Allan Kardec

«Beati coloro che piangono, perché saranno consolati. Beati coloro che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno saziati. Beati coloro che subiscono persecuzioni per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.» (San Mateo, 5:5, 6 y 10.)
Le vicissitudini della vita sono di due tipi o, se si preferisce, hanno due origini molto diverse che è opportuno distinguere. Alcune hanno la loro causa nella vita presente; altre la hanno al di fuori di essa. Se risaliamo all’origine dei mali terreni, ci si renderà conto che molti di essi sono una conseguenza naturale del carattere e della condotta di coloro che ne soffrono.
Quanti uomini cadono per colpa loro! Quanti sono vittime della loro imprudenza, del loro orgoglio e della loro ambizione! Quanti finiscono in rovina per mancanza di ordine, di perseveranza, perché non hanno disciplina o perché non hanno saputo porre un limite ai propri desideri!
Quante unioni infelici, perché frutto di un calcolo di interessi o di vanità, e alle quali il cuore non ha preso parte in alcun modo! Quante dissensioni e liti funeste si sarebbero potute evitare con maggiore moderazione e meno suscettibilità!
Quanti disturbi e malattie sono conseguenza dell’intemperanza e degli eccessi di ogni genere! Quanti genitori sono infelici a causa dei propri figli, perché non hanno combattuto in loro le cattive tendenze fin dall’inizio! Per debolezza o indifferenza hanno lasciato che in loro si sviluppassero i germi dell’orgoglio, dell’egoismo e della goffa vanità, che rendono insensibile il cuore. Poi, più tardi, quando raccolgono ciò che hanno seminato, si stupiscono e si lamentano della mancanza di rispetto e dell’ingratitudine dei propri figli.
Tutti coloro il cui cuore è stato ferito dalle vicissitudini e dalle delusioni della vita, interroghino con serenità la propria coscienza; risalgano passo dopo passo all’origine dei mali che li affliggono, e scopriranno che nella maggior parte dei casi possono affermare: «Se avessi fatto o se avessi evitato di fare quella cosa, non mi troverei in questa situazione».
A chi, dunque, dobbiamo attribuire la responsabilità di tutte queste sofferenze, se non a noi stessi? Di conseguenza, l’uomo è, in moltissimi casi, l’artefice delle proprie disgrazie. Tuttavia, invece di riconoscerlo, trova più semplice e meno umiliante per la propria vanità dare la colpa alla sorte, alla Provvidenza, alla mancanza di opportunità, alla propria sfortuna, quando in realtà la sua sfortuna risiede nella sua stessa negligenza.
I mali di questa natura contribuiscono, senza dubbio, in modo significativo alle vicissitudini della vita. L’uomo dovrà evitarli quando si impegna per il proprio miglioramento morale tanto quanto fa per il proprio miglioramento intellettuale.